Buona Spesa è…

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Il progetto Buona Spesa-Vivere meglio senza supermarket
ha l’obiettivo di conquistarti a una giusta causa: adottare un’alimentazione più salutare e gustosa per te, più equa per i produttori del tuo territorio e più sostenibile per l’ambiente. Il primo passo da fare in questa direzione è evitare la grande distribuzione, quindi i supermarket, i cibi industriali e quelli da colture e allevamenti intensivi. I perché sono molti, e proveremo a spiegarli.

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I cibi industriali – preconfenzionati, conservati, precotti, surgelati – sono cibi quanto meno impoveriti: perché fatti con materie prime troppo raffinate, spesso scadenti o modificate, di gusto standardizzato, addizionate di sostanze estranee quando non propriamente nocive (conservanti, coloranti, emulsionanti, edulcoranti, aromi artificiali, grassi saturi, glutammato…), sottoposti a trattamenti e a metodi di produzione e conservazione che distruggono buona parte dei nutrienti. Per non dire dei frequenti casi di vera e propria adulterazione o contraffazione. Fanno spesso più male che bene, in senso letterale, e sarebbero alla base – secondo numerosi studi scientifici – di vari problemi di salute che sono ormai vere e proprie malattie sociali: dalla sindrome del colon irritabile al sovrappeso, dall’ampio repertorio delle allergie e delle intolleranze alimentari, in crescita costante, fino a patologie ancor più serie e pericolose, come i tumori. Fare a meno dei cibi industriali è il primo passo verso un’alimentazione più sana e attenta al benessere.

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Per quanto riguarda il fresco, i supermarket vendono prodotti da colture e allevamenti intensivi, che oggi sono tra le attività umane dall’impatto e dal costo ambientale e sociale più alto. Sono tra quelle che consumano più risorse (acqua, suolo, energia). La vita di animali e piante è condizionata dai ritmi di produzione e per questo forzata contro i cicli naturali o la loro stessa fisiologia, spesso con “l’aiuto” di sostanze di sintesi, ormoni, mangimi “speciali”, o diserbanti, fertilizzanti etc, tutti nocivi alla salute, umana, animale e dei terreni. E poi, nei supermarket anche il fresco è spesso soggetto a soverchi imballaggi, e gli imballaggi sono un altro costo molto alto, per le nostre tasche e per l’ambiente.

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La filiera lunga – che prevede cioè vari passaggi dal produttore al consumatore – tende a spuntare prezzi sempre più bassi alla produzione, mortificando il lavoro di contadini e allevatori, o costringendoli di fatto a metodi di lavoro più “sbrigativi” e meno sicuri. 
La filiera è lunga anche in senso geografico: i luoghi di produzione sono spesso lontani da quelli di vendita, e questo aumenta i tempi di conservazione, toglie freschezza ai prodotti, li sottopone a stress termici ripetuti, grava il prezzo finale di vari costi aggiuntivi, incluso quello dei trasporti, che a loro volta incrementano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. 

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Questo sistema “malato” di produzione e distribuzione è la causa del più grande scandalo dei nostri tempi: lo spreco alimentare. 1/3 della produzione mondiale di cibo viene gettata via, perché si produce troppo di tutto e l’invenduto è equiparato a uno scarto, mentre quasi 90 milioni di persone soffrono o muoiono di fame e malnutrizione. Quel che si butta via basterebbe a sfamare un numero di persone 4 volte superiore.

Ma approvvigionarti di cibo migliore in modo migliore è possibile e più facile di quanto credi. Puoi farlo nei mercati che vendono prodotti locali e tipici – la vera ricchezza del tuo territorio, o presso le piccole e medie aziende vicine che offrono garanzie di qualità e fanno vendita diretta (molte anche a domicilio: il web sta diventando anche in questo molto utile), singolarmente o insieme ai tanti Gruppi di Acquisto Solidale attivi un po’ ovunque in Italia, un ottimo sistema per condividere, oltre alle proprie scelte di vita, anche il conto della spesa. Anche in questo caso i perché sono molti. Seguici e li scopriremo meglio un passo dopo l’altro.

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Che al supermercato “si risparmia” è un luogo comune
. E su cosa, si risparmia? Innanzitutto sulla qualità: non fatevi ingannare dalla pubblicità, nulla sarà mai più fresco, buono e salutare di quel che comprate da un produttore che sta a due passi o poco più da casa vostra, e la cui produzione potreste addirittura controllare di persona!

I prezzi dei cibi che trovate nei supermercati si formano dalla somma di tante voci – materie prime, lavorazioni, imballaggi, trasporti, promozione, vendita e varie intermediazioni – eppure il costo finale deve essere “competitivo”, quindi inesorabilmente contenuto entro certi limiti “di mercato”. E così, gli ultimi a guadagnarci sono il primo e l’ultimo anello della catena: i produttori, ai quali si sottopaga il prodotto e il lavoro a livelli ormai insostenibili (vedi le continue proteste del comparto agricolo sui prezzi all’ingrosso, in Italia e nel mondo) e i consumatori, cioè noi, che con i nostri acquisti manteniamo un’intera filiera lunga o lunghissima che ci propina prodotti dal rapporto qualità-prezzo sbilanciatissimo, e non certo a vantaggio della qualità.

Il prezzo che paghi al produttore è più equo nella sostanza: paghi il prodotto e il lavoro che ha richiesto, senza gli aggravi di cui sopra, che rappresentano un costo “non alimentare”, un’inutile eccedenza che pesa sulle tue tasche, sulla tua salute e sul suo lavoro. Comprando dal produttore gli riconosci sicuramente un margine più alto, rispetto ai prezzi risibili che gli offrirebbe la distribuzione, ma a tutto vantaggio della qualità, della bontà e della freschezza di quel che mangi tu, oltre che di prospettive di lavoro più eque e sicure per il produttore stesso e per l’economia del tuo territorio. Insomma, adottando questo modo di fare la spesa – quella che chiamiamo la Buona Spesa – mangi meglio e bene, spendi il giusto, impatti molto meno sull’ambiente e valorizzi e sostieni la cultura e l’economia della tua città, della tua regione.

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La spesa è un fatto d’abitudine e le abitudini, se c’è di mezzo la salute e qualche non trascurabile principio etico, si possono cambiare. Di una Buona Spesa si avvantaggerà la tua qualità di vita generale. E poi, una scelta di questo tipo è una di quelle piccole grandi rivoluzioni senza le quali un mondo migliore resta un’utopia. Perché un mondo migliore si costruisce dal basso, giorno per giorno a partire dal proprio metro quadro, e poi tutti insieme in un grande circolo virtuoso.

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